Concetta de Pasquale

Concetta De Pasquale nasce a Salò (Brescia) nel 1959, si laurea in lettere, specializzandosi in Storia dell’Arte ad Urbino e in pittura all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano, dove frequenta gli studi degli scultori Fausto Melotti e Nanni Valentini, suoi maestri nell’uso minimale e rigoroso della materia.

Dopo le prime esperienze con materiali diversi, la sua attenzione si ferma sulla carta che diventa supporto privilegiato per una pittura organica  essenziale ed intima che indaga il  corpo nella sua doppia valenza, fisica e spirituale.  La sua è una pittura visionaria che scaturisce dall’esperienza che il proprio corpo compie incontrando direttamente la carta. La pittrice infatti nelle sue grandi carte non si limita a deporvi pittura, ma lascia che la carta si faccia sudario ad incarnare segni, impronte e tracce di una esperienza che prima di essere pittorica è mentale e spirituale, ma al tempo stesso fisica e sensuale.

Nel suo percorso artistico, ha spesso privilegiato il rapporto della pittura con le altre arti, realizzando libri d’arte, spettacoli, performance ed installazioni in team con scrittori, architetti, fotografi, registi e musicisti. Per la città di Messina nel 2010 ha progettato e realizzato una scultura monumentale, commissionata dal Comune per la piazza del Teatro V. Emanuele.

Dirige laboratori di pittura  sull’espressività creativa spontanea nell’immaginario infantile, utilizzando il metodo  di Munari e del ‘Closlieu’ di Arno Stern.

Oltre al lavoro di pittrice si interessa a ricerche sul patrimonio storico-artistico della Sicilia e della Calabria, pubblicando su riviste e testi specializzati.

Dal 1979 ad oggi ha esposto in spazi pubblici e gallerie private in Italia e all’estero: Stoccolma, Lisbona, Parigi, Nizza, Principato di Monaco, Londra, Strasburgo, Budapest, Bruxelles, Berlino e Dubai. Ha realizzato progetti e mostre personali in importanti Musei come: Palazzo Medici Riccardi a Firenze; Palazzo Duchi di Santo Stefano a Taormina; Palazzo D’Amico a Milazzo; Palazzo della Cultura a Catania; Museo Monte di Pietà e Spazi espositivi del Teatro Vittorio Emanuele a Messina; Logge dei Mercanti a Montepulciano; Palazzo Zenobio a Venezia; Maschio Angioino e PAN-Palazzo delle Arti a Napoli; Galleria Civica di Arte Contemporanea Montevergini a Siracusa;  Forte Stella a Porto Ercole;  Museo Regionale d’Arte Contemporanea Riso e  Fondazione Federico II dell’A.R.S. Assemblea Regionale Siciliana a Palermo;  Museo Civico Convento del Carmine a Marsala;  Museo Tecnico Navale della Marina Militare della Spezia. Ha partecipato a prestigiose rassegne come: Le avventure della formapresso la Fondazione Terre Medicee di Seravezza, curata da Marco Moretti; La misura del tempoalla Galleria Gianni Caruso a Torino curata da Maria Teresa Roberto e Martina Corniati;  Tracce e segnali, Palazzo Steri a Palermo curata da Gianna Di Piazza e Gaetano Bongiovanni; La Biennale internazionale d’arte contemporanea a Firenze curata da John Spike; BIAS 2018 Biennale Internazionale d’Arte Sacra delle credenze e religioni dell’Umanità a Palermo, Sicilia, Venezia, Egitto, Isdraele a cura di Chiara Donà dalle Rose; La partecipazione al Padiglione Italia della 54^ Biennale di Venezia, ad Artisti di Siciliae ad  ExpoArte , curate da Vittorio Sgarbi.

Le sue opere sono presenti in collezioni pubbliche e privatein Italia e all’Estero.

Attualmente vive a Messina dove insegna al Liceo Artistico e dove daalcuni anni intraprende viaggi in barca a vela come “Pittrice di bordo”, realizzando taccuini di viaggio e utilizzando le carte nautiche dei suoi viaggi per tracciare le sue rotte immaginarie.

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PENSIERI

“… Utilizzo la carta, materia che assorbe la mia energia creativa. La uso in tutti i formati, dalle piccole carte di cotone realizzate a mano, alle grandi carte dove lavoro direttamente con l’impronta del mio corpo. Questo materiale mi incuriosisce e riesce sempre a sorprendermi per la sua sensuale corrispondenza con il mio corpo ma anche con la mia anima. Il gesto diventa  happening , esperienza nel farsi, le tracce e i segni catturati dalla carta sono testimonianza di questo incontro unico e irripetibile …”

“ … Lo studio è il mio luogo dell’Anima, dove la materia alchemicamente si trasforma e diventa pura poesia. Uso colori primari, pigmenti sciolti in olio e catrame che utilizzo in un incontro corpo a corpo con la carta, una vera e propria esperienza sensoriale. Dopo essermi mossa rapidamente lasciando segni ed impronte di questo atto casuale, le forme prendono corpo attraverso il lento assorbimento del colore applicato direttamente con le mani. Affiorano così immagini inaspettate, sorprendenti, i corpi che io chiamo “Invisibili”. Le forme che appaiono sono tutte lì dentro nella materia della carta, aspettano solo di essere riconosciute. Sono immagini oniriche, visionarie perché l’elemento reale del vivere è strettamente legato all’inconscio e ai sogni …“

“… Da alcuni anni mi imbarco come “pittrice di bordo” con una essenziale attrezzatura pittorica per seguire i trasferimenti  dei velisti che mi ospitano sulla loro imbarcazione. In navigazione realizzo “taccuini” che raccontano il viaggio per mare, semplici fogli di carta di cotone dove appunto segni e pensiero che il respiro del vento nelle vele e l’odore del mare mi suggeriscono tra un approdo e l’altro. Mi piace dipingere anche sulle carte nautiche utilizzate in navigazione, su di esse sono visibili le rotte percorse, i calcoli, le parole e i pensieri dei navigatori che raccontano i loro sogni e i progetti dei nuovi approdi. Sono la testimonianza più autentica della vita di bordo, nonostante l’uso sempre più diffuso dei GPS. Mi commuove percepire la vita rimasta intrappolata in queste carte e poter intervenire su di esse con le mie rotte immaginarie …”

 

TESTI CRITICI

Catrame liquido, pigmenti naturali … olio di lino, carta quasi grezza: sono questi gli strumenti poveri di cui si serve Concetta De Pasquale non tanto per produrre una “pittura minimale” dall’andamento informale, ma per liberare le proprie emozioni e renderle visibili. L’artista sa che il silenzio è comunicazione, che il linguaggio del corpo non mente, ma sa anche che è indissolubile l’interazione dei processi mentali e fisici. In questo groviglio affonda la sua ricerca che mischia l’eco di saperi occidentali e sapienze orientali, e combina esperienze della recente storia dell’arte (penso all’Aktionismusdi Herman Nitsch, e alle “Antropometrie” di Yves Klein), la lezione di Alexander Lowen, che ribadisce la centralità del corpo rispetto alla mentalizzazione dei conflitti, e le teorie indiane dei chakra. E così riunisce il “corpo fisico” e il “corpo sottile”, fatto di pensieri, percezioni, sentimenti, emozioni, tentazioni, eccitazioni e stati di coscienza.  È, la sua, una pittura, intensa…frutto di coscienza e di abbandono, di ragione e di delirio, di mano e di mente, che manifesta una sua coerenza interna ed un naturale ed equilibrato ritmo, raggiunto grazie ad una distribuzione delle forme e dei colori che è certo istintiva, ma non per questo meno esatta, obbedendo ad una accorta strategia di installazione attraverso la quale il foglio di carta, che accoglie e assorbe i liquidi colorati, così come gli umori, i gesti e i pensieri dell’artista, si fa terreno di una dimensione sospesa tra immagini e fisicità, sempre percorsa da una misteriosa energia. Il foglio di carta, che trasuda sino a mostrare, nelle proprie spalle, di sé un’immagine “altra”, è il terreno di una strenua battaglia che l’artista da tempo ha ingaggiato nel tentativo di riunire ciò che, per errore, sembra dover restare separato: la cultura e la natura, l’io e gli altri, l’anima trascendente e immortale e il corpo vile e mortale ….

 Lucio Barbera dal testo critico del catalogo “corpo a corpo”  2010                                                                                                                                                                                                                             

 

Tracce di corpi che strutturalmente dilatati dalle loro reali anatomie, si traslavano dall’esplicita realtà a una loro riflessa astrazione. Corpi sì, ma appunto “invisibili”, veri e propri “viaggi reali” e allo stesso tempo “immaginari”.

Chiesi come otteneva quegli effetti. “ La carta trattiene le impronte del mio corpo in movimento. Si creano così nuove forme inaspettate a cui ognuno può dare un significato diverso, quelle che appunto chiamo “corpi invisibili”. I corpi invisibili sono la nostra parte più intima, quella che rimane al di là della dimensione corporea.” Con queste riflessioni Concetta aveva proiettato le sue evanescenze verso un oltreche, staccato dal significato antropologico,simboleggiava quel che di latente sta in ognuno di noi, dilatandosi a significato universale.

Dopo il “viaggio immaginario dei corpi”, De Pasquale ha affrontato vari temi inerenti allaRicerca del mito e del viaggio. Ma prima di esaminare tali studi, condotti con la medesima tecnica delle impronte dinamichevirate in informale, sarà bene ricordare come Concetta, a sua volta viaggiatrice, conservi il culto innato per il disegno trasmessogli dalla madre pittrice.

Fin dall’infanzia il ‘segno’ ha avuto nella sua vita particolare dominanza, la quale ancora oggi continua con l’annotare emozioni visive su quelli che lei chiama “quaderni di viaggio”, veri e propri diari intimi dei suoi “viaggi reali e immaginari” che l’hanno accompagnata dappertutto e che, sfogliandoli, appaiono come veri   bivacchi dell’anima: di quell’autentica anima di artista che tra quelle pagine dilaga in una pura gioia creativa.

 Marco Moretti dal testo critico del catalogo “Viaggi” 2012

 

… l’artista sente come esperienza sensibile l’identità corpo anima, l’interiore visibile, avverte l’emozione dei sensi, alla fisicità come materia sensibile, aggiunge altra materia, il catrame, composto ctonio generato dalla terra, le sabbie gli oli i colori, elementi che come la carta e l’ inchiostro non tracciano solo segni grafici, fonemi, ma trasferiscono su foglio le impronte di lei, dei suoi piedi, delle sue mani, delle sue forme anatomiche, e di quanto resta invisibile del suo corpo e mentre lascia l’impronta di sé rivela l’identità interiore, l’invisibile appunto. 

 Carmela Cappa dal testo critico del  catalogo “Ritratti interiori” 2013

                                                                                                                                               

… il viaggio nel tempo è appena cominciato, sembrano annunciare queste mappe sulla rotta di Ulisse, in cui ci si spinge a “navigare verso genti straniere, sul mare color vino” e si incontrano forme di animali fossili, nautilus e ammoniti, in cui risuona l’eco profonda del labirinto, il cui filo d’Arianna si ritrova nella sezione aurea che ne stabilisce la natura. Una rotta attraverso il mito, la storia e l’evoluzione che i solchi bianchi e le impronte del corpo ricostruiscono in un unicum che riconduce all’idea del frattale – implicito nella sezione aurea – connesso con l’unità della Natura.

Marco Marinacci da testo critico in catalogo “Nautilus” 2018